La transizione energetica ha bisogno di mediatori, non di megafoni
- 30 giu
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Articolo di Omer Pignatti, amministratore delegato di Homina.
La transizione energetica non si gioca solo sui tetti e nei campi. Si gioca nelle sale consiliari, nelle assemblee di paese, nei comunicati stampa e nei silenzi istituzionali. Si gioca, in altre parole, nel territorio della comunicazione e delle relazioni pubbliche.

È da questa convinzione che nasce il dossier che Homina ha realizzato sulla diffusione degli impianti fotovoltaici e agrivoltaici in Italia e in Emilia-Romagna. Non un documento tecnico nel senso stretto del termine; o almeno, non solo quello. È uno strumento di lavoro pensato per chi deve governare processi complessi, gestire il consenso, facilitare il confronto tra interessi legittimi che spesso si presentano come inconciliabili.
Un problema di comunicazione prima ancora che di energia
I dati del contesto sono eloquenti. Nel 2024 la temperatura media globale ha superato per la prima volta la soglia di +1,5°C rispetto al periodo preindustriale. In Italia, nel solo 2025, sono stati registrati 376 eventi meteorologici estremi, con danni stimati in quasi 12 miliardi di euro. Gli obiettivi europei al 2030 impongono di quasi raddoppiare la capacità solare installata nel giro di quattro anni.
Eppure ogni impianto che si cerca di realizzare — fotovoltaico o agrivoltaico che sia — incontra resistenze, proteste, conflitti locali. Non perché le comunità siano irrazionali o ostili per principio, ma perché spesso mancano le condizioni per un confronto davvero informato. Le preoccupazioni sono reali: consumo di suolo agricolo, impatto sul paesaggio, distribuzione dei benefici economici. Quando queste preoccupazioni non trovano risposte chiare e tempestive, il confronto si polarizza. E i progetti si arenano.
È esattamente qui che entra in gioco il mestiere di chi lavora in comunicazione e relazioni pubbliche.
Comunicare non significa promuovere
C'è un equivoco che occorre dissipare subito. Occuparsi di comunicazione nel contesto della transizione energetica non significa fare propaganda pro-rinnovabili, né schierarsi acriticamente dalla parte degli investitori. Significa qualcosa di più complesso e, per certi versi, più esigente: rendere accessibili i contenuti tecnici, chiarire il quadro normativo, distinguere tra criticità reali e informazioni parziali o scorrette, creare occasioni di confronto e facilitare la comprensione reciproca tra soggetti che parlano linguaggi molto diversi.
Un impianto agrivoltaico, per esempio, è oggetto di una normativa articolata che ha subito evoluzioni significative solo negli ultimi due anni. La distinzione tra fotovoltaico a terra e agrivoltaico, ad esempio, non è solo tecnica: ha implicazioni autorizzative, paesaggistiche, agronomiche ed economiche profonde. Spiegare queste differenze a un'assemblea pubblica, a un consiglio comunale, a un'associazione di agricoltori richiede competenze specifiche e, soprattutto, la capacità di farlo senza semplificare in modo distorcente.
Questo è il lavoro. E non è un lavoro accessorio rispetto alla transizione energetica: è una condizione della sua riuscita.
Il territorio come campo di gioco
Il dossier dedica spazio al ruolo delle amministrazioni locali, e lo fa con una tesi precisa: la governance anticipata vale più della gestione dell'emergenza. Un sindaco che affronta una proposta di impianto fotovoltaico con un confronto strutturato — incontri pubblici, informazioni verificabili, spazi di partecipazione reale — ha molte più probabilità di trasformare un potenziale conflitto in un percorso condiviso. Uno che aspetta la protesta per reagire, no.
Questo vale per le amministrazioni, ma vale anche per chi accompagna i progetti dal punto di vista della comunicazione. La qualità del dialogo che si costruisce prima — tra proponenti, enti locali e comunità — determina spesso l'esito di procedimenti che, formalmente, si giocano nelle stanze delle autorizzazioni.
Il territorio non è uno sfondo neutro su cui si installano pannelli. È un sistema di relazioni, di identità, di interessi e di aspettative. Lavorare bene su un progetto di questo tipo significa conoscere quel sistema, saperlo ascoltare e, quando necessario, saperlo attraversare con strumenti adeguati.
Una responsabilità che si assume, non si subisce
Homina ha costruito la propria identità professionale intorno a un'idea di comunicazione come responsabilità. Non esecuzione di mandati, ma contributo alla qualità del dibattito pubblico nei contesti in cui si opera. Il dossier sulla transizione energetica è coerente con questa impostazione: è stato realizzato per mettere a disposizione del territorio uno strumento di approfondimento serio, al di là di qualsiasi singolo incarico professionale.
La transizione energetica è una delle trasformazioni più profonde che le società contemporanee si trovano ad affrontare, con effetti sull'economia, sull'assetto dei territori, sulla qualità della vita e sulla coesione sociale. Accompagnarla con strumenti di comunicazione adeguati è parte integrante della responsabilità di chi opera nel campo della comunicazione.
Il dossier è disponibile per chiunque voglia approfondire.



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