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La sostenibilità nella filiera del food: l'impegno non manca, ma spesso resta invisibile

  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Osservatorio Mediatyche-Homina 2025.


La sostenibilità non è passata di moda. O almeno, non tra le imprese italiane del settore alimentare. È questa una delle conclusioni più significative della prima edizione dedicata alla filiera del food dell'Osservatorio sulla Sostenibilità, promosso da Mediatyche e Homina in collaborazione con Sigma Consulting e Research Dogma.



Lo studio ha coinvolto 50 manager - titolari, CEO, direttori generali e responsabili di prima linea - di aziende con almeno 100 dipendenti, distribuite lungo l'intera filiera: agroalimentare, carni, latticini, pasta, beverage, industria conserviera, GDO. La ricerca si è concentrata sulla cosiddetta "food valley" padana, con un campione prevalentemente lombardo ed emiliano-romagnolo.


Il contesto: meno rumore, ma l'attenzione resta

Che la sostenibilità abbia perso visibilità mediatica è innegabile. Il rapporto ASviS 2025 segnala persino segnali di peggioramento rispetto agli obiettivi ONU 2030. Eppure il sentiment delle imprese racconta un'altra storia.

Il 96% delle aziende del campione percepisce l'interesse per la sostenibilità tra i propri stakeholder come stabile o in crescita. Solo il 4% registra un calo. Il principale motore di questa attenzione? I clienti - sia B2B che B2C - che chiedono concretezza, qualità e coerenza, più che proclami valoriali.

Sul fronte dei consumatori, i dati dell'osservatorio mostrano una flessione moderata ma non drammatica: a settembre 2025 il 77% degli italiani dichiara importante che le proprie scelte di consumo siano sostenibili per l'ambiente e la società, rispetto all'84% di marzo 2024. Un calo da monitorare, ma non un crollo.


La strategia: si segue il mercato, non si guida

Uno dei dati più rivelatori riguarda l'approccio strategico. La maggioranza delle imprese del food si muove in modo reattivo, adattando la propria offerta alle richieste del mercato piuttosto che anticiparle. Solo circa una su dieci si posiziona come leader proattivo della sostenibilità.

Sul piano della percezione interna, il 42% delle aziende considera la sostenibilità prima di tutto un'opportunità reputazionale per il brand. Il 36% la vede come una necessità competitiva capace di incidere sui margini. Il restante 22% la percepisce essenzialmente come un costo; necessario, ma pur sempre un costo.

Nonostante questo, il 62% dichiara di avere già un piano di sostenibilità in fase di attuazione. Le iniziative più diffuse riguardano la sostenibilità della supply chain (68%), lo sviluppo di prodotti e packaging eco-compatibili (60%) e le azioni per il clima come l'efficienza energetica (55%).


L'organizzazione interna: dispersa, ma presente

Sul piano organizzativo, il quadro è frammentato. Il 72% delle aziende non dispone di una struttura dedicata alla sostenibilità: il tema viene gestito da singole persone distribuite nelle varie funzioni operative. Solo il 28% ha una struttura formalmente dedicata, per lo più in capo alla direzione comunicazione.

In media, 3,3 persone per azienda si occupano di sostenibilità, spesso in maniera trasversale e non esclusiva. Un modello che garantisce l'esecuzione di singole azioni, ma che fatica a dare al tema la visione strategica e il coordinamento necessari.


Il capitale umano: coinvolgimento "alla bisogna"

Il coinvolgimento dei dipendenti sui temi di sostenibilità rispecchia l'approccio generale: reattivo e occasionale. Il 48% delle aziende non ha strategie strutturate di coinvolgimento del personale. Chi lo fa, lo fa prevalentemente in riunioni di lavoro (58%) o attraverso formazione specifica (46%).

Eppure la consapevolezza del gap c'è: il 54% delle imprese ritiene che nei prossimi anni sarà necessario aumentare la formazione del proprio personale su questi temi.


La comunicazione: il grande anello mancante

È qui che il report individua la criticità più marcata. Le aziende fanno, spesso in modo consistente e credibile. Ma faticano a raccontarlo.

Per la maggioranza delle imprese, la sostenibilità rimane un tema "secondario" nella comunicazione esterna, anche in quelle che ne riconoscono il valore reputazionale. Solo il 10% la considera il tema principale della propria comunicazione aziendale. Nelle campagne pubblicitarie, il dato scende ulteriormente: il 66% la tratta come argomento secondario.

Anche il bilancio di sostenibilità - strumento principe della rendicontazione - soffre di un utilizzo parziale. Solo il 30%delle aziende ne dispone (in forma di bilancio vero e proprio o di report descrittivo). E tra queste, il documento viene pubblicato sul sito web o diffuso internamente da circa i due terzi, ma raramente veicolato attraverso media, stakeholder o canali social con un'azione attiva.

Il risultato? Solo 2 aziende su 10 dichiarano di trovare valore "molto alto" nel comunicare la propria azione di sostenibilità. Un dato che parla di opportunità sprecate più che di disinteresse.


Le conclusioni del team di ricerca: quattro nodi da sciogliere

Il team di ricerca individua quattro aree critiche su cui le imprese del food sono chiamate a lavorare:

1. Profilo strategico: la tendenza a seguire il mercato invece di guidarlo limita la capacità di creare distintività e valore di lungo periodo.

2. Profilo operativo: il lavoro c'è, ma "si perde nell'ultimo miglio". La comunicazione della sostenibilità è il punto debole del sistema, riconosciuto dagli stessi manager intervistati.

3. Profilo organizzativo: l'assenza di strutture di coordinamento riduce la capacità di dare alla sostenibilità un respiro strategico complessivo.

4. Profilo del capitale umano: poca formazione, pochi piani di coinvolgimento, scarsa valorizzazione del ruolo dei dipendenti come ambasciatori della sostenibilità aziendale.

La conclusione del team è che la sostenibilità nella filiera food italiana è reale, radicata e destinata a restare. Ma il suo potenziale, reputazionale ed economico, è ancora largamente inespresso.


Scarica il report e le edizioni precedenti dell'osservatorio

Accedi qui ai documenti ufficiali dell'Osservatorio sulla Sostenibilità:



 
 
 

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