Il campo largo e le rinnovabili: dall'appello dei 120 scienziati al tavolo permanente con il Pd
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Lo scorso maggio un gruppo di 120 scienziati, accademici e attivisti aveva scritto una lettera aperta ai leader della coalizione progressista - Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi e Matteo Renzi - ponendo una domanda scomoda: se il governo Meloni viene criticato per le sue scelte sul fronte energetico, perché lo stesso “campo largo” fatica a fare meglio nelle regioni che amministra? Nei giorni scorsi quella domanda ha trovato una prima risposta concreta: i rappresentanti dei firmatari hanno incontrato la segretaria del Pd Elly Schlein, e dall'incontro è nato un gruppo di lavoro permanente con il compito di "spingere" le Regioni più indietro sul fronte di eolico e fotovoltaico, a partire dalla Toscana.

Chi c'è dietro l'appello
L'iniziativa arriva da Energia per l'Italia, un'associazione di scienziati e tecnici - fisici, chimici, esperti di energia - nata per spingere la transizione verso le rinnovabili su basi tecniche e scientifiche, più che ideologiche. Tra i firmatari della lettera ci sono anche Nicola Armaroli del Cnr, il membro Ipcc Riccardo Valentini e l’esperto Gianni Silvestrini. Alla lettera avevano aderito oltre 150 firmatari: docenti universitari, ricercatori, giornalisti scientifici, ingegneri, e realtà come Legambiente e il Kyoto Club.
Il nuovo gruppo di lavoro
Del tavolo permanente faranno parte due rappresentanti dei 120 esperti (Enrico Gagliano e Mauro Romanelli), l'europarlamentare Annalisa Corrado, componente della segreteria Pd con delega a Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030, e due tecnici del partito. L'idea, ha spiegato Mauro Romanelli al Sole 24 Ore, è organizzare riunioni con le Regioni per affrontare i progetti più contestati da comitati e amministratori locali, forti anche di alcuni dati poco noti: una ricerca di Banca d'Italia mostra che non c'è un impatto elettorale negativo per le coalizioni di governo uscenti dopo l'autorizzazione di grandi impianti eolici, e risultati simili arrivano da studi condotti negli Stati Uniti e in Germania. Per Romanelli è il classico caso in cui "una minoranza rumorosa riesce ad apparire più grande di una maggioranza silenziosa": una dinamica che porta la politica a sopravvalutare il peso elettorale di certe proteste.
Toscana, Sardegna e Calabria: il conto dei ritardi
I numeri danno ragione all'allarme lanciato mesi fa. Per la Toscana la situazione si fa sempre più complicata: secondo i dati Terna di luglio 2026, mancano all'appello 302 MW per centrare gli obiettivi intermedi fissati dal Piano nazionale energia e clima. E il difficile deve ancora arrivare, visto che nei prossimi quattro anni la Regione dovrà installare centinaia di megawatt in più per raggiungere il traguardo di 4.250 MW aggiuntivi entro il 2030 rispetto al 2020 (oggi si è a +965 MW). Nell'ultimo anno, su 20 progetti di rinnovabili passati al vaglio della Giunta toscana, 18 sono stati bocciati, compresi tutti e otto i parchi fotovoltaici proposti, quasi sempre per motivi legati alla tutela del paesaggio.
Toscana, Sardegna e Calabria restano le tre Regioni più indietro in assoluto. E il divario, se letto per colore politico, è netto: rielaborando i dati Terna, Romanelli calcola che le Regioni guidate dal centrodestra hanno installato complessivamente 2.092 MW in più rispetto ai target nazionali, mentre quelle guidate dal centrosinistra ne hanno installati 1.047 MW in meno. Sul fronte opposto, otto Regioni hanno già superato i propri obiettivi: in testa il Lazio (+1.428 MW) e la Lombardia (+697 MW), seguiti da Piemonte, Veneto, Friuli, Campania, Emilia-Romagna e Trentino.
La lettera aperta con la lista integrale dei firmatari è disponibile a questo link.


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