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Italiani, cibo e convivialità nell'era digitale

7 ott
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 9 ott

C'è un paradosso al cuore della vita quotidiana degli italiani: siamo ossessionati dal cibo - in tv, sui social, nei podcast - ma quando si tratta di sedersi a tavola e mangiare con calma, il tempo non c'è mai.

È questo il filo conduttore del rapporto "Il tempo e il cibo. La food obsession tra rappresentazione dei media e comportamenti di consumo", realizzato da Censis per Camst group, con il contributo di Homina, in occasione degli 80 anni dell'azienda di ristorazione collettiva e presentato a Bologna il 27 giugno 2025.



Una carestia di tempo


I numeri parlano chiaro: il 62,2% degli italiani dichiara di non riuscire a completare le attività quotidiane, e l'83,7% prova ansia per questo motivo. Il 76,7% vorrebbe più tempo da dedicare a ciò che ama; e tra le cose più desiderate ci sono cucinare, mangiare con calma, stare a tavola in compagnia. Eppure nei giorni feriali si dedica al pranzo in media 28 minuti, 32 alla cena. Nemmeno un'ora complessiva.

«Siamo diventati molto bravi a risparmiare tempo attraverso i dispositivi digitali», ha spiegato Massimiliano Valerii, consigliere delegato del Censis, «ma poi quel tempo risparmiato lo abbiamo riempito di tutto, al punto tale che oggi non c'è più tempo». La tecnologia, insomma, ha mantenuto la promessa di efficienza ma ha svuotato le giornate di respiro.


Il cibo come antidoto


Il 95,3% degli italiani considera importante il tempo trascorso a tavola in compagnia, e l'87,9% ne vorrebbe di più. Quattordici milioni seguono programmi culinari, l'84,2% cerca contenuti sul cibo online. La cucina è diventata uno spazio simbolico di lentezza e relazione, proprio nel momento in cui nella vita reale viene sempre più compressa. Un paradosso che genera frustrazione: il 65,7% degli italiani è convinto che un tempo si riuscisse a stare più a lungo a tavola, soprattutto in famiglia.


La pausa pranzo: spazio di benessere (potenziale)


Il quadro si fa interessante quando si guarda al mondo del lavoro. Il 97% dei lavoratori fa una pausa pranzo, ma solo il 3,3% riesce a dedicarle più di un'ora. La media si ferma a 24 minuti. Eppure l'86,7% la considera un momento importante per il proprio benessere, e l'87,7% ritiene che una pausa di qualità migliori anche la produttività.

Non è solo una questione di alimentazione, ma di cultura aziendale. L'85% dei lavoratori considera fondamentale avere in azienda spazi accoglienti e ben organizzati per il pranzo. Per Valerii, una ristorazione aziendale di qualità - una sorta di caffetteria all'italiana dentro le imprese - può diventare anche una leva strategica: «Significa dimostrare un'attenzione alla qualità della vita in tutti i suoi aspetti, anche dei lavoratori».


Una questione di valori


La ricerca non offre solo dati, ma una diagnosi culturale. I valori dominanti - performance, velocità, ottimizzazione - sono la causa strutturale di questa penuria di tempo. Cambiare rotta richiede prima di tutto un cambio di priorità: «Oggi viviamo valori che ci portano a un'accelerazione», ha concluso Valerii. «Liberare tempo per i momenti piacevoli è una scelta che dipende dal sistema di valori».


Il cibo, in fondo, è solo il punto in cui quella scelta diventa più visibile. E più urgente.

 
 
 

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